Sei mesi in carica: tanto lavoro alle spalle, molto di più quello che ancora lo attende. “I benefici si misureranno almeno tra tre anni”, dice Andrea Pain, primo bomber della ripartenza e oggi responsabile del settore giovanile per quanto riguarda le squadre a undici. Andrea, che aveva accettato da calciatore di scendere di categoria proprio con la certezza di avviare un percorso da formatore, ci ha parlato dei primi mesi di questa avventura.
“Ho accettato questa opportunità perché vorrei dare una linea comune per tutto il settore giovanile rossoblù. Una filosofia fortemente identificativa, da implementare nelle varie categorie, in modo da facilitare il percorso dei ragazzi verso la prima squadra”.
Come reputi siano stati questi mesi?
“Sapevo sarebbe stato un compito impegnativo, ma sicuramente il primo bilancio è positivo. Insieme alla società abbiamo scelto di giocare in quasi tutte le categorie sotto età, lasciando da parte l’anagrafe e puntando maggiormente sulla meritocrazia. Si tratta di una scelta coraggiosa, che sapevamo ci avrebbe svantaggiato in termini di risultati sportivi, ma necessaria per modificare determinate dinamiche un po’ stagnanti. L’idea è quella di mettere alla prova tutti i ragazzi, per poi selezionare i migliori e identificare il miglior percorso possibile per aggregarli alla prima squadra nel tempo”.
Qual è la filosofia che intendi portare?
“È quella di un calcio propositivo, dove l’errore è calcolato. Si dice che “sbagliando s’impara” e in fondo è davvero così. È solo insistendo su determinati concetti, ripetendo gesti tecnici e movimenti, che i ragazzi potranno crescere e fare proprie determinate situazioni. Alla lunga vedremo diversi miglioramenti nei singoli e, di conseguenza, nelle varie squadre. Ne sono convinto”.
Qual è la sfida più grande?
“Penso sia quella di fare passare un messaggio comune verso tutti gli allenatori e tutti i ragazzi: bisogna stimolarli e tenerli allineati. Tutto questo senza perdere di vista l’obiettivo finale, che è quello di portare più giovani possibili a calcare il Riva IV”.
Sei anche l’allenatore dei YL A, come reputi questa prima parte?
“Credo che la stagione sia stata piuttosto positiva. Abbiamo completamente stravolto il modo di giocare e, nelle ultime settimane, si sono incominciati ad intravvedere i frutti del duro lavoro che abbiamo svolto in questi mesi. La strada è quella giusta, ora non resta che continuare ad insistere per fare ulteriori progressi”.
Per i YL B è invece arrivata una retrocessione, sei deluso?
“Non direi, considerato che i punti conquistati erano gli stessi del Bellinzona e che diversi ragazzi hanno fatto esperienza sotto età in una categoria che fin lì non li apparteneva. Capisco che la retrocessione possa sembrare negativa, ma si tratta di qualcosa che ci può stare e dobbiamo accettare nel percorso che abbiamo da poco intrapreso. Certo, ora dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare ancora più duramente, perché l’obiettivo è quello di ritrovare subito la categoria”.
E dei YL C, cosa ci dici?
“Essendo stati la mia prima squadra da allenatore e conoscendo il gruppo, sapevo che sarebbero cresciuti con il passare delle settimane. Sono partiti piano, ma non hanno mai smesso di credere nel lavoro quotidiano, mantenendo alto l’umore e la voglia di stare insieme. Quel che più mi rende felice è che due ragazzi hanno già avuto la possibilità di allenarsi e di disputare qualche amichevole con i YLA, mettendosi anche in bella mostra contro squadre che militano negli attivi. Quando parliamo di “percorso ideale” per tutti i ragazzi, questo ne è solo un esempio”.
Capitolo allenatori, non sempre è facile trovare chi si stabilizza per più anni. Confermi?
“Sì, è così. Per quanto riguarda questo inverno, però, tutte le discussioni sono ancora in corso. È dunque prematuro dire chi ci lascerà a chi continuerà ad allenare. Quel che è certo è che l’idea che sta alla base del nostro settore giovanile, quella citata in precedenza, non muterà”.
E dunque, avanti per questa strada…
“Assolutamente sì! La nostra la priorità non dev’essere sulle vittorie, bensì sulla crescita dei singoli ragazzi, che devono essere liberi di provare, sbagliare e riprovare. Continueremo così, senza guardare all’età e premiando chi se lo meriterà maggiormente. Chi sceglie il Chiasso, oggi troverà questo, oltre ad un ambiente sano dove poter crescere dentro e fuori dal campo”.
Come procederà l’inverno delle squadre a 11?
“Le attività proseguono con l’ormai abituale appuntamento del futsal, utile per comprendere diverse dinamiche di gioco. A proposito, ci tengo a sottolineare che gli Allievi B in questo ambito hanno raggiunto la finale ticinese. Dopodiché, verso fine gennaio, torneremo sul campo per riprendere il nostro percorso”.